domenica 6 ottobre 2013

melancholies d'autunno





Quando arriva Ottobre succede qualcosa di profondo. Mi viene la nostalgia!  Non una nostalgia semplice da soddisfare tipo la nostalgia per il Chai Tea Latte di Starbucks oppure la nostalgia per  "Il posto delle fragole".  Mi viene la nostalgia, ma ancora più profonda della nostalgia stessa ... mi viene la melancholia. Ho voglia di tornare a casa! 
Sembra una cosa facile tornare a casa ma non quando le tue case sono il mondo. Non quando hai vissuto la tua infanzia tra Long Island, New York - Vienna, Austria - Damascus, Syria ed il medio oriente in genere e l'autunno di una infanzia spensierata trascorso ad Amsterdam, The Netherlands in una casa occupata da giovani studenti universitari ed in ultima, ma non per ultimo il cuore della bretagna da Brest sino a Saint Malo - la Cote Sauvage con le sue maree e gli anfratti dove ritirarsi solitari e nel più profondo silenzio nelle notti di luna piena.
In Autumn tutto riaffiora.  Le passeggiata tra distese di foglie rosse ed arancioni sul selciato dinanzi casa a New York, il carretto di ferro rosso regalatoci da mio papà che tiravamo a vicenda mia sorella ed io, i trick or treat assieme ai bimbi del viale, i parchi viennesi tinteggiati dalle tonalità del rosso scuro e del marrone,  al mercatino delle pulci avvolte in grosse sciarpe di lana per non prendere freddo, la città di Damasco con i suoi profumi intensi ed i colori della paletta del arancione trasformati in tantissime spezie e poi e poi .. i canali di Amsterdam con le loro house-boats; ogni raffica di vento gelido un inchino ai passanti e i pannekoekers alle mele che profumavano le vie di alberi oramai spogli e poi, quei rari viaggi in Italia per incontrare i nonni e gli zii ... l'autunno rimane sempre lì con gli alchechengi della nonna Maria, le fitte nebbie ed il profumo del mosto che quasi ogni contadino lasciava fermentare in cantina. 
Ecco perché l'autunno per me è casa.  E' il bisogno impellente di tornare a casa, di trovare la mia casa in ogni angolo di mondo laddove ho lasciato un pezzo del mio cuore.
Il villaggio dove vivo attualmente non soddisfa questi bisogni; le sue dimensioni non corrispondono che ad un minuscolo quartiere di New York, le sue genti spesso non comprendono il senso della multiculturalità, meltin' pot - salad bowl non sono che un calderone ed una insalatiera ma io, e molti come me ... i figli e le figlie della terza cultura ... mia sorella .... la maggioranza delle persone che lavorano con me ... conoscono a fondo ... nel profondo del cuore, cosa significa riconoscere nel vento i profumi di casa ed inseguirli ad ogni passo.
Questi profumi io li sento in Autumn, in autunno. Questi profumi di foglie secche bagnate dalla pioggia, di muschio, di funghi porcini e di tartufo, di cannella e di mele speziate, di pumpkin pie. Questi colori che mi prendono lo stomaco, che mi scombussolano dentro e fuori come un calzino rovesciato più volte nel tentativo di trovare quel buchino invisibile; l'arancione delle zucche, il carminio, il marrone bruciato, il verde muschio, il giallo degli ultimi peperoni ed  infine il vento, quel inesorabile vento che spazza le coste bretoni e che io amo profondamente. Quel vento che per poterlo affrontare ti devi piegare tutta in avanti tenendo il berretto ben calato sulla fronte e la sciarpa stretta intorno al collo altrimenti il vento ... quel tuo amico giocherellone te li porterà via.


per chi volesse approfondire l'argomento dei figli e delle figlie della terza cultura ... 3CK o TCK per definirci = Third Culture Kids.


thea


venerdì 4 ottobre 2013

un anno lungo 11 mesi

Per noi l'anno inizia in settembre e finisce a luglio ... é un anno lungo 11 mesi ... siamo diversi anche in questo ... soli 11 mesi per cavalcare la cresta dell'onda, per "battere il ferro finché é caldo".
Rientrati dalle ferie dopo aver trascorso 3 settimane tra borghi medievali, colline, cinque terre e sinuose stradine nella val d'orcia lasciandoci regolarmente coinvolgere dalle e-mail che come il ticchettio di un orologio svizzero s'appoggiavano sul cellulare,  eccoci dunque una volta ancora in aula, eccoci ordunque a narrare la nostra storia, 6 anni, su questo schermo che molto assomiglia ad un foglio iridescente.
L'equinozio è trascorso e con se ha portato non solo foglie caduche ma anche cornucopie ricolme di nuovi studenti. Mai ci saremo aspettati che così tante persone; giovani e di mezza età, ragazzini ed anziani, sentissero il bisogno di crescere ulteriormente lungo il cammin di  propria vita.
Siamo già in ottobre, questa sera fa piuttosto fresco, così talmente fresco da invitarmi ad accendere la stufa che però non accenderò perché il mio rituale di accensione è il primo di novembre. Sino ad allora la stufa a legna tacerà  ed il calore non inviterà i gatti a dormire sornioni lungo lo schienale del divano di casa (per non dire dell'Ikea :)).
Ladies and Gents, Lads and Lasses ... sebbene la stufa rimarrà in silenzio per un mesetto ancora e sebbene la legna non arda questa sera ... voglio cogliere l'occasione per dare a tutti i nuovi allievi ed alle nuove allieve un caloroso benvenuto ... che questi percorsi formativi che avete intrapreso, ognuna ed ognuno per le proprie ragioni, siano di supporto e di stimolo quasi un trampolino di lancio per realizzare i vostri sogni e per raggiungere anche le più irraggiungibili delle vostre aspirazioni.


sabato 27 luglio 2013

il post evento




Ci sono voluti alcuni giorni per comprendere a fondo la serata, e sicuramente ce ne vorranno molti altri per riuscire a riprenderci da una particolare stanchezza che solo pochi potranno dire di conoscere. Una stanchezza che nasce dal fermento di nuove idee, da infiniti giorni di eterna euforia e da una energia interiore che si può concretizzare con una immagine; le pale che girano...nel vento e nell'acqua...per produrre...occhi esterni non sanno ancora cosa...ma dentro a quei mulini tutto si muove...anche i più piccoli ingranaggi.

L'evento per noi ebbe inizio 12 mesi fa quando leggemmo  il libro di GROM e pensammo che una serata con chi faceva il gelato più buono del  mondo sarebbe stata illuminante. L'evento ebbe inizio  quando vedemmo la pagnotta in lievitazione infilata tra il portone ed i gradini di pietra bianca di Vicenza che davano sul giardino di Villa Favorita. Un pagnotta ESMACH che fungeva da ferma-porta e che più lievitava, più creava una barriere resistente alla fresca corrente d'aria di questa primavera. La serata nasceva nei pensieri mentre Angiolino Maule di VINNATUR ci parlava dei suoi sogni con le mani piene di grappoli d'uva ed un calice di vino sul grande tavolo in legno della sua cucina mentre Rosamaria preparava la cena,  anch'ella ascoltando ogni parola d'amore del lavoro di suo marito come se mai le avesse sentite prima. Ed infine, ma mai per ultimo proprio per esperienza e passione e stile Alberto Zamperla di ZAMPERLA SPA che di visioni ne ebbe tante e tante ancora ne avrà perché solo chi vede lontano come vede lui, e solo chi mette in gioco la propria passione e la conoscenza, l'esperienza ed il know-how ogni giorno, giorno dopo giorno può costruire dei mulini a vento grandi, ma così grande da sfiorare i continenti del mondo. Ogni giro di pale un nuovo successo, ogni soffio di vento una novità ed ogni momento di stallo una pausa di riflessione per riprendere tra le mani nuovi progetti e nuove visioni ancora ed ancora come macina dopo  macina il mugnaio riempie i sacchi di juta di farina.

Il 23 luglio tutto fu dalla nostra parte, persino una luna piena nel cielo che attraverso i pini secolari della VILLA CECCATO creava un sogno tutto suo; una tavola rotonda con quattro persone di fama internazionale con lo sfondo di una grossa e misteriosa sfera più grande di una affresco del Giorgione. Quattro Italiani che con una volontà di ferro ed uno spirito di sacrificio pur giocando e divertendosi tra vigne, pizze, gelati e giostre han voluto e saputo fare la differenza nel mondo.

E' da loro che traggo il mio esempio. E' da Alberto Zamperla, da Angiolino Maule, da Federico Grom che vestono gli abiti degli entrepreneurs e dello stile tutto Italiano della qualità e della passione, e di Luciano Delpozzo che da manager ha voluto fare la differenza nella azienda dove egli lavora,  che guardo verso il futuro con occhi più grandi e più curiosi perché so, e loro me lo hanno confermato l'altra sera, che con poche parole e molti fatti, con l'umiltà e la semplicità, con una determinazione inarrestabile, con una qualità inconfondibile ed anche con un po di fortuna (le due CC di Federico  - chi non cogliesse questo acronimo può liberamente cercarlo nel libro "Storia di una amicizia, qualche gelato e molti fiori") si può fare la differenza in ogni campo ed in ogni settore, professionalmente così come nella vita privata.

E se ora vi fossero anche persone dubbiose o insoddisfatte di tale racconto, vi chiedo gentilmente di volgervi direttamente ai siti internet delle azienda interpellate dove la parola costanza si legge e si respira in ogni pagina.


Ringraziamo nuovamente con profondo rispetto e di cuore Alberto Zamperla che con grande disinvoltura colse nel segno la serata pungolando il pubblico con una semplice parola "innovazione". Ringrazio Angiolino Maule per la semplicità del suo spirito contadino con una mente grande così che non si può racchiudere in parole se non "se si vuole veramente, si può". Ringrazio Luciano Delpozzo per averci ragguagliati  sulla panificazione di giorno che permetterà ai panettieri che verranno di godersi il riposo della vita notturna, ed infine ma non per ultimo ringrazio Federico Grom per la chiarezza ed il sorriso con cui egli si volse al pubblico diffondendo ancora speranza.

Un ringraziamento d'obbligo va anche a Marco di Usobio, a Francesco ed Erica di Arkè, a Silvia che ha guidato il camion frigorifero pieno di gelati Grom , a Flavio, Enrico, Magdalena, Alessia, Lisa e Guido di Active Languages perché senza di loro mi sarei persa nei corridoi di un labirinto di cose da fare, ad Irina, Sheila, Sandra e Simone C. per aver portato la loro felicità, alla fotografa Denise Ferrari per gli istanti nel tempo, a Giulia, Marco e Simone per la logistica, allo Studio Deca sas e Studio Deca Associati per averci prestato cento sedie,  al Ing. Pirocca per il protocollo di sicurezza ottenuto a tempo di record, ad Antonio ed Aldo della Protezione Civile di Montecchio Maggiore per aver vegliato sulla serata ed infine all'amata Riccarda Silicani Ceccato per essersi ancora una volta fidata abbastanza da metterci a disposizione la sua splendida Villa, il giardino e le cucine.

Thank you Vertical per aver accompagnato la serata con il vostro funk. Confido di fare un corso d'inglese con voi a breve.

Alle persone che sono venute vorrei dunque volgere due parole, due di numero. Alla giovane poetessa che ci  ha dedicato una poesia, alla giovane donna che sogna di fare gioielli per una maison francese, a tutte quelle persone che si sono volte ai relatori con speranze ...  se ci credete fino in fondo ... se pensate che lottare per i propri sogni sia giusto ... se volete far girare le pale e le macine dei vostri mulini nei venti dell'innovazione ... fatelo!

e se trovate errori di italiano please,  ricordate che non è la mia lingua madre.

thea


www.activelanguages.eu
www.zamperla.com
www.vinnatur.org
www.vininaturali.it
www.esmach.it
www.grom.it
www.villaceccato.it
www.usobio.it
www.studiodeca.it
www.deca-associati.it

domenica 7 luglio 2013

Ready, steady, go.

Tre semplici parole per farmi ricordare come iniziavano le gare alle elementari. Un Sabato estivo a Vienna, con la brezza che soffiava sui nostri volti bambini,  piccole ed eleganti  divise inglesi per renderci uguali seppure ognuno diverso  e ognuna diversa tra noi.

Il Headmaster appoggiava alle labbra il fischietto del via ed eccoci infilarci nei sacchi di juta a correre  e saltare per vincere un gelato oppure con le caviglie legate tra noi e le braccia incrociate dietro alle nostre rispettive schiene... coppie di bambini ... a correre su "tre" di gambe per arrivare alla linea di confine tra la vittoria ed il secondo, terzo ma anche ultimo posto. A noi bambini non importava tanto il risultato quanto il desiderio di stare insieme, di ridere, di giocare e di portare a casa una medaglia di cartone uguale a  tutte le altre sebbene il sorriso che si estendeva sui nostri volti fosse il sorriso di molti mondi e di tanti trascorsi.

Ora siamo di nuovo a quella linea di partenza. Non quella disegnata con il gesso bianco sul prato della nostra infanzia bensì sulla linea di partenza della vita. Il nostro staff scalpita, chi ha lavorato con noi al sito nuovo aggiusta le ultime cose. I colori vanno bene, lo sfondo pure. Il nuovo logo è stupendo (parla dei nostri materiali didattici e della nostra passione per la cultura), l'illustrazione con le nostre caricature fa veramente sorridere però il messaggio che manda è chiaro! Chiaro come quel ricordo  della mia infanzia bambina quando i nostri occhi, a dispetto dei loro colori diversi,  parlavano un linguaggio comune.

Tutti per uno ed uno per tutti! Ready, steady, go! C'è un  pavimento di assi viola da percorrere .....









martedì 5 marzo 2013

Peanut-butter Cupcakes for a Peanut-butter Day




Peanut-butter Cupcakes con glassa al cioccolato oppure con glassa alle fragole

Per ottenere 16 cupcakes:
120 gr di burro di arachidi bio
40 gr di burro di soia a temperatura ambiente
100 gr di zucchero di canna
130 gr di fruttosio
2 uova sbattute
230 gr di farina bio
mezza bustina di lievito per dolci bio
mezzo baccello di vaniglia (tagliata nel verso lungo per rimuovere i semini ivi contenuti)
100 ml di latte bio oppure di latte di soia alla vaniglia

Per la glassa al cioccolato:
200 gr di cioccolato extra fondente da copertura
50 gr di burro di soia
gocce di cioccolato oppure arachidi a pezzettoni per decorare

Per la glassa alle fragole:
125 gr burro di soia
mezzo baccello di vaniglia (dalle quale avrete raschiato pochi semi quanto bastano per profumare il frosting)
un mezzo bicchiere di fragoline di bosco profumatissime
circa tre bicchieri di zucchero al velo vanigliato

 Riscaldare il forno a 190° C.

In una terrina impastare il burro morbido con il burro d'arachidi e tutto lo zucchero ed il fruttosio sino ad ottenere un impasto morbido senza grumi.

Aggiungere le 2 uova intere sbattute e i semi interni del mezzo baccello di vaniglia.

Setacciare la farina assieme al lievito e aggiungere il tutto  al composto aggiungendo il latte mano a mano che si mescola il tutto.

Versare a cucchiatate l'impsto ottenuto nei pirottini per i muffins/cupcakesed infornarli al 170° per circa 20 minuti (possibilmente in un forno ventilato).


Le due glasse (frosting(s) in inglese):
La prima al cioccolato viene preparata facendo fondere la cioccolata a bagnomaria assieme al burro.
La glassa alle fragoline di bosco va mescolato a freddo usando lo sbattitore per la panna per ottenere una crema ariosa e leggera.

domenica 17 febbraio 2013

Damascus



Ho pensato a lungo ai piatti che ho assaggiato in 48 anni, piatti adorati e piatti rifiutati.
Hanno preso il sopravvento quei ricordi di profumi e sapori che si mescolano a luoghi e volti, a persone amate e persone estranee incontrate per un frangente che però han saputo fare la differenza. Ricordi dei vivaci colori del mercato delle spezie al Souq Al-Hamidiyah di Damasco; quelle straordinarie torte arancioni, morbide come budini e  basse basse, cotte a legna in enormi teglie rotonde grandi, molto più grandi delle pizze nostrane e simbolo dei festeggiamenti notturni del Ramadan.
L'affascinante crepes flambé al Grand Marnier che si usa mangiare al lume di candela nei bistrot della Francia.
L'aglioso Tzaziki greco ed il  dolce alle mandorle che assomiglia ad un centrino ricamato in cotone marrone; Kataifi originario dalla Turchia,  il riscaldante Goulasch ungherese, la vera insalata russa (ma quella vera, quella russa), quello strano formaggio "Gudbrandsalsost" norvegese che si taglia con una raspetta e si mangia con la salsa ai mirtilli fatta in casa, la paella degustata a Barcellona, gli Cornish Scones con clotted cream, la Pumpkin Pie tradizionale a Samhain, i cioccolatini freschi del Belgio, gli gnocchi della domenica rigati uno ad uno dalla nonna,  la mozzarella di bufala mangiata in una calda giornata seduta sotto agli ulivi del Sud, il Chai Tea Latte di Starbucks, la mousse di castagne (antica ricetta di casa mia), il profumo dei piccioli dei pomidoro appena raccolti ed ancora caldi dal sole, la densa pasta e fasoi della mamma, la polenta morbida cotta nel "caldiero" sul fuoco a legna che spalmavo sul pane perché pensavo fosse una buona crema, la pizza di Vittorio che ha dipinto le pareti della sua pizzeria di azzurro con grandi nuvole paffute e le foto di Totò... e potrei continuare per ore e forse anche per giorni a scrivere, ricordare, tornare a fissare nei pensieri e nello sguardo tutte quelle pietanze viste, vissute, annusate, sentite, assaggiate, messe da parte, giocate con la forchetta, sbrodolate (eh sì perché a volte si fa anche questo), succhiate ed aspirate come gli Ziti al pomodoro fresco e basilico.
Vaniglia del Madagascar, cannella, anice stellato, chiodi di garofano, Sel de Guerande, Sale Rosa del Himalaya, pepe rosa in grani, boccioli di rosa, Rosa Damascena (tanto per restare in tema con la città di Damasco), curry, curcuma, origano, timo, erba ruta, erba luigia per condire e insaporire.
Mescolate, impastate, cucinate, stracotte, rovesciate, versate, salate troppo  o proprio mai salate, liquide, solide, cremose, budinose, cioccolatose, caramellose, marmellatose, grigliate, tostate, saltate, speziate, crude, cotte, in brodo, lessate, bruciate, biscottate, vegane, vegetariane, pescate, cacciate, bianche, rosse o verdi che fossero, dimenticate in ammollo per giorni, rimosse dal frigo con la muffa, scadute, fresche, raccolte dall'orto, surgelate, take-away, comprate al mercato.
La pietanza che tra tutte ricordo con un vero senso del desiderio proprio perché non l'ho mai potuta assaggiare è la Torta Medio Orientale di arance rosse ed è questa LA ricetta che ora ti scriverò e ti lascerò in custodia. Per ricordare un città che oramai più non c'è (ma questa missiva deve essere anche un augurio perché questa città ritrovi il suo antico splendore e che dalle moschee risuonino i richiami alla preghiera mentre bambine come me, straniere in terra straniera, possano nuovamente ricordare un fontana di mosaico e merletti bianchi ed blue piena di pesciolini rossi).
Ed ora, per ritornare al nostro Souq che fungeva da introduzione a questo breve racconto, all'olfatto pungolato dal profumo di arance rosse che mi giungeva dal mercato coperto di Damasco, alla vista curiosa ed allo stupore dinanzi ad una grande teglia rotonda dal diametro di almeno 50 cm, gialla ossia arancione come il sole, un sole immenso (a otto anni tutto sembra più grande) che brillava lucido e stuzzicante appoggiato sulle gambe incrociate di donne dagli occhi languidi di kajal, velate come lune parzialmente nascoste. Un sole che sorge a Giugno in una città  tra l'antico medio oriente ed il high-tech della modernità; ecco la ricetta...

Middle Eastern Orange Cake:

3 arance rosse bio
6 uova bio
250 grammi mandorle bianche (pelate)
180 grammi zucchero di canna o fruttosio
1 bustina lievito in polvere biologico

Scaldare il forno a 190° C.
Imburrare ed infarinare (solitamente uso la farina gialla) una tortiera rotonda dalla ampie dimensioni.

Mettere le arance (complete di buccia)  in un pentolino di acqua (l'acqua dovrà essere a filo della superficie delle arance).
Portare ad ebollizione e lasciare sobbollire a fuoco lento per un'ora circa (ricordarsi di coprire il pentolino con un coperchio in modo da non far evaporare l'acqua).





Tritare le mandorle nel blender e versarle in una grande terrina.  Aggiungere alle mandorle finemente tritate lo zucchero ed il lievito in polvere.







Prendere le arance "cotte" e metterle nel bicchiere di uguale blender versandoci anche le 6 uova a temperatura ambiente. Blend sino a quando avrete ottenuto una morbida crema dal colore rosso tarocco.






Versare quella solare crema nella terrina assieme alle mandorle, allo zucchero ed al lievito e mescolare delicatamente con un cucchiaio di legno.








Il composto così ottenuto va versato nella tortiera ed infornato per almeno 30 minuti.








Pan di stelle in versione araba



Panditorta con mandorle bianche e scagliette di mandorla bianca

Le fette di torta possono essere servite con un cucchiaio di yoghurt greco, due cubetti di arancia candita ed una goccia di miele per decorare



oppure con scagliette di mandorle, yoghurt greco, crema di arance fatta i casa ed un cucchiaio di malto mandorla.

Se invece preferite servire i muffins (sempre che i gattini di casa non se li siano mangiati durante la notte mentre dormivate)


muffins decorati con un cucchiaino di yoghurt greco e mandorle amare


oppure con l'aggiunta di sciroppo d'acero, yoghurt greco e scaglie di mandorle bianche.